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Fulvio Roiter è un fotografo di rilievo e fama
internazionale, fino dai primi anni Cinquanta, quando pubblicò i suoi
primi fotolibri presso alcuni grandi editori europei.
E' presente in tutti i Dizionari della Fotografia e nelle più rigorose
ed esaustive bibliografie sulla fotografia, non soltanto italiana.
50 anni fa usciva il suo primo libro in bianco e nero su Venezia,
stampato ed edito a Losanna presso il grande editore La Guilde du Livre.
Fu anche il primo libro fotografico di un autore italiano. Da allora
fino ad oggi egli ha pubblicato oltre 70 volumi con un successo sempre
crescente dovuto alla grande qualità dell'immagine e della stampa.
Dalla sua adesione al circolo La Gondola di Venezia, alla prima
pubblicazione di un suo portfolio sulla prestigiosa rivista svizzera
Camera nel 1954, passano cinque anni. Il suo reportage siciliano lo fa
conoscere al mondo internazionale. E già due anni dopo vince il più
ambito riconoscimento internazionale per un fotografo: il premio Nadar
con Ombrie Terre de Saint Francois. Inizia così una carriera importante
per l'uomo, l'autore e la fotografia italiana.
Assume incarichi e viaggia per il mondo. Francia, Spagna, Belgio. Poi
Brasile, Messico, Libano, Marocco, Iraq… Viaggi che producono libri
famosi. Speciali, in particolare, i tanti su Venezia tra cui quell'Essere
Venezia che ha riscosso un successo imponente e che resta uno dei libri
fotografici più venduti al mondo. Libri, come disse Giuseppe Prezzolini
“da regalare, da conservare, da sfogliare nelle ore in cui si vuol
vivere intensamente assorbiti dal mistero di un occhio meccanico che ci
fa vedere quello che l'occhio naturale non scorgerebbe”.
La sua fotografia è testimone del suo carattere. Uomo brillante, anche
scontroso, amante della bellezza e della vita. E proprio per questo,
impegnato a raccontarla nel modo in cui la vive e la vede nel suo
mirino. O come, forse, vorrebbe vederla. |
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“Fulvio Roiter è un fotografo che giustifica la mia
idea che la fotografia quanto più è bella tanto più è misteriosa. Le
fotografie di Roiter sono spesso molto belle; dunque altrettanto
misteriose… naturalmente questo non succede con tutte le fotografie e
con tutti i fotografi. Per esempio le cosiddette istantanee hanno sempre
qualcosa da dire, che ci fanno pensare… alla morte. L'immortalità è
insignificante; la morte è invece ciò che ha un significato
inevitabilmente legato al tempo. E' ciò che è stato. Il merito dei
grandi fotografi come Roiter è di darci ciò che è.” |
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Alberto
Moravia |
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“Ritenerlo un fotografo illustratore è un insulto.
Egli è un rabdomante e i rabdomanti non ubbidiscono alla logica: si
arrestano, a mani tese, magari di fronte a un modesto cespuglio, ben
sapendo che sotto si nasconde la vena sorgiva. E' un'acuta facoltà
visiva che si richiama al medium; un cogliere, in sintesi, sentimenti
contrastanti ed estremi, il nucleo sensibile della molteplicità. Scrive
versi con la macchina fotografica, Roiter. E, si sa, per un poeta vale,
spesso, più un muro desolato di una basilica.” |
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Alberto
Bevilacqua |
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“Credo sia questa mostruosa animalesca facoltà di
concentrare tutte le forze intellettive nell'occhio a fare di Roiter il
numero uno della fotografia mondiale, e lo dico senza esitazione. Può
darsi che ce ne siano più tecnicamente rifiniti, di meglio studiati
nelle inquadrature, nelle angolazioni, nelle luci, nell'ombre e
penombre. Ma nessuno sa cogliere come lui, oltre le cose, il senso delle
cose.” |
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Indro Montanelli |
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“E' un tipo straordinario. Ogni tanto ritorna da uno
sperduto angolo del mondo. Dalla sua valigia tira fuori un incredibile
disordine di immagini che noi osserviamo per più giorni. Non ha
fotografato le antenne della televisione, non ha fotografato i cimiteri
di macchine, non ha fotografato la guerra. Per Fulvio, il ventesimo
secolo non esiste. Dall'Umbria al Messico, continua la sua strada alla
ricerca di un segreto perduto, alla ricerca di una luce, alla ricerca di
un calore umano, alla ricerca di uno sguardo nel quale poter leggere la
ritrovata innocenza.” |
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Jean
Michel Folon |
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“Le sue fotografie rivelano un occhio e un animo
penetrante, capace di scegliere l'essenziale, di sorprendere ogni
espressione umana. Ha percorso il mondo in cerca di quel che voleva non
di ciò che gli era stato ordinato o di quello che il pubblico
s'aspettava. Come ogni artista vero, la tecnica sua accompagna
l'ispirazione e si muta con essa. Non c'è mai retorica, né luogo comune
nelle sue immagini. I suoi libri da regalare, da conservare, da
sfogliare nelle ore in cui si vuol vivere intensamente assorbiti dal
mistero di un occhio meccanico che ci fa vedere quello che l'occhio
naturale non scorgerebbe.” |
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Giuseppe
Prezzolini |
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“Roiter può essere il brillante conversatore carico
di ricordi e di citazioni. Può essere l'amico impetuoso ed estroverso, o
il commensale allegro e saturo di aneddoti. Può essere il giramondo che
salta di continuo su aerei e navi, che corre in Grecia o in Scandinavia,
in Brasile o in Messico. Ma è innanzitutto un poeta della fotografia. Il
suo momento più vero è quello in cui il suo occhio guarda nel mirino
della sua Leica. Quando, nei quattro angoli del mondo, ma
preferibilmente nella sua Venezia e nella sua laguna, egli rivolge
l'obiettivo verso un tramonto o una nuvola, un volto o una pietra, per
fissarlo in immagini di assoluta bellezza.” |
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Carlo
Sgorlon |
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